Alla mattina, Catherine Wanjala si svegliava e le si spezzava il cuore, a vedere i piccoli fiori viola nel suo campo di mais, nel Kenya occidentale.
I bei fiorellini erano un brutto presagio; il suo campo era stato colpito dall’erba strega, una pianta parassita che si attacca alle radici di colture come mais e sorgo, privandole di sostanze nutritive.
“Mi veniva da piangere a vedere le mie piante raggrinzirsi e ingiallire”, ricorda Wanjala, pensando al periodo di due anni fa in cui questo parassita aveva creato parecchi problemi e drasticamente ridotto il reddito della famiglia.
Wanjala non è certo l’unica contadina alle prese con la maledizione dell’erba strega. In tutta l’Africa subsahariana, la pianta, nota scientificamente come striga hermonthica, causa danni stimati tra i 7 e i 14 miliardi di dollari all’anno, distruggendo raccolti e colpendo i mezzi di sostentamento di oltre 100 milioni di persone.
Ora, però, migliaia di persone come Wanjala hanno preso in mano la situazione, anche grazie a un bioerbicida fungino ecologico che sta prendendo piede in Kenya e presto anche altrove nell’Africa orientale, con il sostegno del World Food Programme (WFP).
Prodotto dall’impresa sociale keniota Toothpick, il bioerbicida utilizza spore fungine di provenienza locale ed è uno dei pochi bioerbicidi commercializzati al mondo.
A differenza di un erbicida chimico, le spore attaccano solo l’erba strega e difficilmente possono causare danni ad altre piante o agli esseri umani, rendendo il trattamento più sicuro ed efficace.











